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Il 4 Regioni
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Il 4 Regioni

Le origini

Negli Anni Cinquanta, lentamente, una dopo l’altra, le grandi corse su strada non trovarono più spazio per sopravvivere e si spensero una ad una. Fu a quel punto che i rally, nati prima come raduni e divenute poi gare di regolarità pura, iniziarono a prendersi la loro rivincita attraverso una vita tutta nuova. Vennero alla ribalta i rally più importanti, sostenuti finalmente anche dalla stampa specializzata. All’inizio degli Anni Sessanta, si cominciò a parlare di quei folli che sulle strade del Sestriere o sul Colle del Turini a Montecarlo correvano su strade in condizioni impossibili. Il pubblico rimase indubbiamente stupito da questa novità, non dovuta ad una grande evoluzione delle vetture ma costituiva comunque una vera e propria rivoluzione, tale da lasciare in parte sgomenti. Su buona parte del territorio italiano, a poco a poco apparvero sulla scena nuove manifestazioni. Pavia non fu da meno.
Nei primi anni Sessanta i rally italiani assurti a grande notorietà erano ancora pochi, ci fu il Rally del Sestriere, poi divenuto Rally dei Fiori per prendere successivamente il nome definitivo di Rally di Sanremo. Poi, venne il Rally di San Martino di Castrozza e subito dopo il Rally delle Alpi Orientali. La gente imparava a conoscere i rally, le loro vetture e i loro campioni. Altri grandi appuntamenti andavano pian piano ad incrementare la scena agonistica della specialità: a Novara il rally 999 Minuti, a Como, il Villa D’Este, in Puglia il Rally dell’Adriatico, anche la piccola Repubblica del Titano volle il suo grande evento: il Rally di San Marino, quindi, il Rally dell’Isola d’Elba. Un altro importante appuntamento prese vita nel Nord-est: il Rally delle Prealpi Venete e nel 1971 a Pavia nacque il Rally 4 Regioni.
Siropietro Quaroni fu da tutti considerato il “Papà del 4 Regioni” l’inventore dell’automobilismo non solo pavese, ma é curioso scoprire che a rendere famosa Pavia nel mondo rallystico, quello vero, sia stato un veneto: Benedetto Pelliccioni. Era infatti la fine degli anni Sessanta quando Pelliccioni, grande appassionato trevigiano, e tutt’oggi Commissario Sportivo Nazionale, giunse a Pavia per dirigere l’Automobile Club provinciale.
In quegli anni la città lombarda in campo automobilistico era un’area infelice che portava con sé a fatica solo uno sbiadito ricordo del “Giro della Provincia”, una vecchia gara di regolarità nata agli inizi degli anni Cinquanta, e trascinandosi poi un po’ a corrente alternata, era riuscita a metterne insieme fin li 10 edizioni. Pelliccioni si diede subito daffare, iniziò con l’avvicinare i pavesi allo sport del volante organizzando Gincane-Sprint nei vari centri provinciali; la più famosa fu corsa al circuito della Allea, un tracciato cittadino ricavato nel cuore di Pavia, usato già nell’anteguerra e nei primi anni ‘50 per grandi sfide motociclistiche.
Ma facciamo un passo indietro. Nel 1968, dopo esperienze importanti nel campo della Federcalcio, all'Automobile Club di Pavia arrivò Siropietro Quaroni il quale, già dal 1966 partecipava a gare regolaristiche. Nel 1969, Quaroni, divenuto nel frattempo vicepresidente della Commissione Sportiva dell’Autoclub pavese, assieme a Benedetto Pelliccioni, con il quale aveva instaurato un ottimo rapporto di collaborazione, fece rinascere il Giro della Provincia, che allora entrava a far parte delle prime gare sprint, l'esatta definizione era "Regolarità Sprint" nata proprio in Veneto. Due edizioni ’69 e ’70 di notevole successo, molto belle e ben riuscite, che registrarono le vittorie di due specialisti veneti: Pietro Polese la prima e Giuliano Altoé la seconda, entrambi sulle Renault Gordini della Scuderia Piave. Fu di quegli anni anche la nascita di una Scuderia cittadina affiliata all’Automobile Club provinciale: la Pavia Corse, a presiederla fu chiamato il Cavalier Giovanni Manzoli che si avvalse della collaborazione di Giampiero Nascimbene e del presidente della Commissione sportiva Alessandro Redaelli.
I promotori della nuova scuderia si mostrarono animati da grande entusiasmo e ricchi di iniziative. Nel settembre dello stesso anno, venne affidato ai fratelli Luigi, Bruno e Gianni Valle il compito di istituire una squadra di giovani allievi da crescere, istruire e lanciare nel mondo rallystico. Furono in parecchi ad aderire: Bruno Zetti, Mario Ferrari, Giorgio Giardini, Alessio Bencich, Giovanni Cavallotti, Vittorio Zaffarana, Tino Premuni, Piero Ventura, Gabriele Rizzi, Angelo Panzarasa, Luigi Bossi e ancora Cereda, Valle e Coppalini i quali andarono ad infoltire le file affiancando il già affermato driver milanese Leo Pittoni e i già esperti, Vittorio Baudini, Felice Marchesi, Giampiero Vai, Beppe Invernizzi, Elio Raimondi, Angelo ed Enrica Vistarini e Vittorio Masnata.

L'anno della svolta

Sull’onda del successo delle due manifestazioni “Sprint” e del crescente entusiasmo generale, nel 1971, di comune accordo, Quaroni e Pelliccioni si lanciarono nella “grande follia” l'organizzazione di un rally vero e proprio che si sarebbe distinto per la sua durezza. Nacque così il Rally Internazionale 4 Regioni. Furono visti un po’ come usurpatori del rallysmo, perché, gente nuova, che arrivava in campo internazionale, senza (secondo gli esperti di allora) avere alle spalle un'adeguata esperienza di anni di attività.
Ben 1.656 chilometri ricavati tra i più impegnativi asfalti e sterrati dell’Appennino lombardo, emiliano, ligure e piemontese, furono il teatro del primo atto di una splendida avventura durata sino al 1986. La vittoria di Lampinen con la Fulvia HF, in un’edizione massacrante che vide solo 17 vetture al traguardo e la partecipazione della Lancia ufficiale che piazzò tre vetture ai primi tre posti, diede subito un nome. Da li in poi, per la manifestazione pavese fu un crescendo continuo. Nel 1972, grazie ad una gara ancora più dinamica, ci fu una bella vittoria Fiat con Paganelli-Russo sulla 124S, che pareggiò i conti con i cugini di Casa Lancia la quale, oltre a Balestrieri-Bernacchini, Barbasio-Sodano e Pelganta-Maiga schierò al via anche i freschi vincitori del Montecarlo, Munari-Mannucci. Fu proprio da Cesare Fiorio, allora direttore sportivo di quest’ultima, che giunsero all’organizzazione gli apprezzamenti migliori: “Il 2° Rally 4 Regioni ha dimostrato di essere al livello dei migliori rally internazionali – scrisse Fiorio – ottima l’organizzazione, impegnativo e selettivo il percorso, facile da seguire per le assistenze, funzionalità del Centro Classifiche. Speriamo che dal prossimo anno la prova possa essere valida per l’Europeo”.

Cambiamento ai vertici

Nel 1973 Siropietro Quaroni fu elettro presidente dell’Aci Pavia e con Pelliccioni Direttore dell’Autoclub nonché di gara, ebbero mano ancora più libera per far grande il rally. La sola validità al Campionato Italiano Rally Internazionali stava stretta agli organizzatori. Si puntava in alto. Ci furono innovazioni, si scoprirono tratti ancora più affascinanti e tecnici, resi impervi dal diluvio che accompagnò tutta la prima tappa. Fortunatamente il sole brillò per tutta la seconda, così come brillò la vittoria di Balestrieri-Maiga (Fulvia HF).
Alla fine del 1973 Pelliccioni lasciò Pavia e tutto il peso dell’organizzazione per l’edizione ‘74 ricadde sul solo Quaroni, il quale si avvalse esclusivamente dei collaboratori locali, che hanno sempre dato una grossa mano. I due che più di ogni altro s’impegnarono furono Mario Giuliano e Gigi Bigatti, erano un po’ i seguaci dell'impresa, non per questo vanno dimenticati quelli della prima ora come: Redaelli, Quacci, Aguzzi, Quartiroli, Gianola e Cavina, Nascimbene ecc, che venivano da esperienze vecchie di gare di regolarità degli anni Cinquanta. A dirigere la gara fu però chiamato Adolfo Rava.

L'epopea Stratos

Il rally era ormai divenuto di validità europea, e in quel periodo la Lancia Stratos, la “Regina dei Rally” dominò il 4 Regioni per un intero lustro. Munari-Mannucci vinsero nel ’74 e ’75, Darniche-Mahe fecero loro le edizioni ’76 e ’77, mentre Carello-Perissinot si aggiudicarono quella del ’78, anno in cui gareggiò anche Martin Holmes con la Chevette Vauxhall ufficiale, oggi importante giornalista in ottica Mondiale rally.
Dal 1975 in poi, primo caso in Italia nei rally internazionali, Quaroni si assunse da solo, in prima persona, la presidenza del comitato organizzatore e anche il ruolo di direttore di gara, quindi tutte le responsabilità erano solo ed esclusivamente sue.

Novità importanti

L'edizione del 4 Regione 1976 fu designata quale prova di riserva per il Campionato Mondiale Rally, proprio in quell'anno Quaroni portò alcune innovazioni nel modo di far correre i rally inserendo le ronde lunghissime e affascinanti. Un’altra grande innovazione l’apportò nel 1981, quando creò il “Circuito di Cecima” un vero autodromo collinare, più tortuoso e impegnativo del famoso Nurburgring. Ecco cosa dichiarò ricordando quegli eventi lo stesso Siropietro Quaroni a Tuttorally in un intervista di Gennaio 1998:
“Direi che i due elementi base che posso modestamente dire di avere inventato sono state le "ronde" appunto nel 1976 e il circuito di Cecima negli anni Ottanta. Sono stati due grossi successi perché, le ronde sono state poi imitate un po’ da tutti e il circuito di Cecima, di grande spettacolarità, che è stato possibile realizzarlo grazie all'unanime collaborazione dei Comuni interessati, perché, veramente non fu facile chiudere 17 chilometri di strade e trasformarle in un autodromo, con tutti i concorrenti chiamati a compiere tre giri. Si facevano partire i primi dieci e ad ogni concorrente che portava a termine la propria prova ne subentrava un altro e così via. Era di grande effetto. Uno spettacolo continuato, in cui il pubblico si rendeva conto visivamente di chi guadagnava e chi perdeva posizioni. Proprio come in pista. Fu quello anche il primo esperimento in Italia nel campo dei rally di far pagare l'ingesso agli spettatori, ciò nonostante ci fu un'affluenza di pubblico davvero notevole”.

Sempre grandi nomi nell'Albo d'Oro

A iscrivere i propri nomi nell’albo d’oro della manifestazione furono solo grandi rallysti. Dopo quelli già citati, nel ’79 fu la volta dei compianti Attilio Bettega e Maurizio Perissinot con la Fiat 131 Abarth davanti agli iberici Zanini-Petisco (Seat) e Cerrato-Guizzardi (Opel Kadett GTE), nel ’80 i transalpini Beguin-Lenne con la Porsche vinsero davanti a Tabaton-Redaelli (Stratos) e Vudafieri-Mannucci (Fiat 131 Abarth). Doppietta Ferrari nel 1981 con le 308 dei francesi Andruet-Emanuelli ed dei nostri Pregliasco-Mannini. Tripletta delle Opel Ascona di Conrero invece nel ’82 grazie a Luky-Penariol, Tony-Rudi e Biasion-Siviero, questi ultimi passati sulla Lancia 037 vinsero l’anno successivo davanti a Cerrato-Cerri (Opel Manta) e Cinotto-Cresto (Lancia 037). Sempre con la Lancia 037, Vudafieri Pirollo si aggiudicarono l’edizione 1984. Il 1985 segno purtroppo il preludio alla fine. Difficoltà economiche, una situazione politico-sportiva delicata e la scarsa collaborazione, indussero Quaroni a desistere dal mandare in scena l’edizione numero quindici, che fu ripresa l’anno successivo in tono minore e prima che calasse definitivamente il sipario sul 4 Regioni Ormezzano-Mello con la Toyota Corolla riuscirono a iscrivere il proprio nome nell’albo d’oro di una gara irripetibile.

Pietro Ventura

I Report, anno per anno

1971 - 1972 - 1973 - 1974 - 1975 - 1976 - 1977 - 1978 - 1979
1980 - 1981 - 1982 - 1983 - 1984 - 1985 - 1986

Omaggi alla storia delle corse

In memoria dei piloti del 4 Regioni scomparsi
Lancia Fulvia 75 e F&M nei Rally
Fiat 124 Abarth Story

I racconti dei protagonisti

Fiat 124 la mia prima auto, di Emanuele Sanfront
Fulvia HF, di Emanuele Sanfront

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